MOLIERE IN DIALETTO PER CHIUDERE SABATO A PALAZZO

Sabato 12 marzo l'ultima commedia e le premiazioni del 1° Festival nazionale del Teatro Amatoriale

Pubblicato il: 3 Marzo 2011

Sabato a Palazzo

Gioàn Dundì paesà dè Calì
Due atti da George dandin di Molière
Gruppo Teatrale La Betulla. Adattamento e regia di Bruno Frusca
12 marzo 2011 – ore 21,15, Palazzo dei Congressi

Si chiude l’ottava edizione della rassegna teatrale Sabato a Palazzo con una divertente commedia in dialetto portata in scena dal Gruppo Teatrale La Betulla.
Nel corso della serata verranno annunciati e premiati i vincitori del 1° Festival nazionale del Teatro Amatoriale.

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Lo Spettacolo
George Dandin è una commedia in tre atti scritta da Molière nel 1668 (in occasione del "Grande Divertimento Reale" di Versailles) in cui possiamo ritrovare molti elementi tipici della poetica del grande drammaturgo francese. Usando situazioni ed elementi tipici della tradizione, Molière ci offre un’ulteriore tessera del suo "ciclo delle corna" che rappresenta uno dei punti più alti del percorso teatrale che il drammaturgo francese stava compiendo: partendo dalla farsa e dalla Commedia dell’Arte egli dà vita al moderno teatro borghese, un teatro che sotto l’esagerazione grottesca della farsa e la tipizzazione dei caratteri, nasconde una satira tagliente, una riflessione, comica ma "amara", sulla società contemporanea a Molière, governata dalle convenzioni di una aristocrazia ipocrita e perbenista, in cui il "blasone" è tutto. Un teatro che ridona vita agli altrimenti logori meccanismi scenici della tradizione (le maschere, le corna…) immergendoli nella realtà, donando loro un significato sociale, talvolta addirittura sovversivo, senza perdere nulla della loro originale comicità prorompente. Una comicità che, ancora oggi, permette al pubblico contemporaneo di ridere e, perché no, riflettere. Nel nostro "liberissimo adattamento", abbiamo voluto aggiungere il dialetto bresciano, i brani "classici" interpretati da "i sunadur de lüsso", le canzoni popolari accompagnate dalle chitarre dei "sunadur de osteria", la caratterizzazione dei personaggi spinta fino al paradosso, per creare un divertimento di semplici sapori, semplici come le schiette e scorrevoli morali da proverbio, le situazioni comiche ed anche un po’ tristi, perché comicità e tristezza sono molto vicine nel gioco delle tante ingiustizie della vita.

La Trama
Gioàn Dundì è un contadino arricchito, tutt’altro che stupido e ingenuo, che sposa Angelica, figlia dei baroni di Gnanpalànc che con i soldi del genero riescono a ripianare le loro finanze. La giovane Angelica, tuttavia, non si rassegna al proprio ruolo di "felice consorte" e fa di tutto, spalleggiata della sua cameriera Burtuluna, per evadere da un rapporto costruito sull’interesse più che sui sentimenti. Questa situazione non sfugge neanche a Gioàn che, complice la lingua lunga del servo Boassì, scopre che la moglie accetta le avances del giovane visconte Litandro. Non potendo ripudiarla direttamente Gioàn coinvolge i genitori di lei: la buona fede del protagonista e le sue azioni volte a smascherare le scappatelle della moglie si scontrano però con l’astuzia della stessa, sempre pronta a girare la situazione a proprio favore.

Bruno Frusca e il Gruppo Teatrale LA BETULLA
Bruno Frusca, attore, autore e regista teatrale, che veniva da giovanili esperienze filodrammatiche, frequenta negli anni ’60 e ’61 il corso biennale di recitazione sotto la direzione di Mina Mezzadri alla ”LOGGETTA” di Brescia (ora Centro Teatrale Bresciano) presso la quale svolge intensa attività per dieci anni. Nel contempo completa all’università di Bologna i corsi DAMS di regia sotto la direzione di Luigi Squarzina. Nell’anno 1968 raccoglie intorno a sé un gruppo di attori, fonda il "GRUPPO TEATRALE LA BETULLA” e dà inizio ad un’attività che ininterrottamente ha prodotto una quarantina di spettacoli che spaziano dal teatro classico al teatro documento, dal teatro dialettale al teatro di repertorio.
La maggior parte degli spettacoli vede la luce nel teatro che Frusca ha ricavato al piano terra della sua abitazione, una sala di cento posti completa di tutte le necessarie attrezzature tecniche e logistiche per un corretto funzionamento ed una confortevole e razionale accoglienza.
Nel vasto repertorio della compagnia, che comprende i più importanti autori di tutti i tempi, non sono mancate produzioni proprie, ricerche storiche ed antologiche di notevole spessore culturale che hanno interessato autori come: S. Agostino, Petrarca, Edgard Lee Masters, Ernst Wiechert. Autori le cui opere sono state rielaborate ed adattate al teatro da Bruno Frusca.
Nel repertorio vengono inserite anche diverse opere dello stesso Bruno Frusca, quali "IL CORO DEI FIGLI DI LAZZARO", "GRIDO A COMPIETA", "EXIT HOUSES", "ARNALDO DA BRESCIA", "SEMPLICEMENTE PADRE", testi sempre attenti alle problematiche sociali dei nostro tempo.
L’attività registica di Frusca si offre all’attenzione delle più importanti manifestazioni nazionali. La Betulla viene così sempre più spesso inserita nelle edizioni dei più importanti Festival Nazionali di Arte Drammatica, raccogliendo consensi di critica e di pubblico e meritandosi molti riconoscimenti individuali e collettivi.
Basti ricordare che nel 1984 La compagnia viene chiamata ad inaugurare la XII Settimana Pirandelliana di Agrigento con "UDIENZA DALLE OTTO ALLE TREDICI" e che nel 1997, con "ANTIGONE" di Jean Anouilh, la Betulla viene selezionata a rappresentare l’Italia alla VIII^ MUESTRA INTERNACIONAL DE TEATRO CONTEMPORANEO che si tiene a Santander in Spagna.

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