L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’

L'ipocrisia farsesca della commedia Pirandelliana al Palazzo dei Congressi

Pubblicato il: 16 Febbraio 2012

25 febbraio 2012, ore 21
L’uomo, la bestia e la virtù
di Luigi Pirandello
Compagnia stabile del Leonardo (Treviso)
Sirmione, Palazzo dei Congressi
Ingresso € 5,00

"Esilarante, eh, lo so! Esilarantissimo. Lo so. La vista chiara, aperta, delle passioni – e siano anche le più tristi, le più angosciose – ha il potere, lo so, di promuovere le risa di tutti!"
(L’uomo, la bestia e la virtù – atto I – scena VII)

L’uomo, la bestia e la virtù
Uno stimato professore privato (l’Uomo) si trova inaspettatamente costretto a tentare ogni espediente pur di gettare la propria amante (la Virtù) tra le braccia del brutale marito (la Bestia), per coprire l’imprevista gravidanza di lei.
Già ci aspetteremmo dall’autore una prevedibile filippica sull’ipocrisia borghese; invece è proprio qui che Pirandello, ancora una volta, ci sorprende: nessuna pesantezza, nessuna remora ad accettare fino in fondo il gioco della farsa; e nelle parole del protagonista sembra quasi di sentire un Pirandello che rifà scherzosamente il verso a sé stesso, parafrasando battute di "Liolà" ("Guarda: è come se tu avessi una terra e la lasciassi abbandonata…") o anticipando in chiave comica ciò che nei "Sei personaggi" avrà ben altro peso ("Ti pare forse che io, quello che io sono, sia tutto qua…?").
La commedia, più che dalla situazione, trae la sua forza da un personaggio particolarmente riuscito, quello di Paolino, icona senza tempo del compromesso morale. Il protagonista ha un così alto concetto di sé, e parallelamente prova tanto disprezzo nei confronti di tutti gli altri e della loro supposta meschinità, che può arrivare a toccare il fondo più nero del compromesso morale, senza essere neppure sfiorato dal dubbio, anzi, riuscendo perfino a teorizzare l’indiscutibile positività del suo agire.
E’ su quest’arte, che ognuno di noi conosce altrettanto bene, su quest’arte e non sull’ormai "scontata" ipocrisia borghese, che la commedia ci invita a riflettere.

Compagnia stabile del Leonardo
1991, un gruppo composto da due insegnanti e svariati studenti, la voglia di sperimentare e apprendere mettendo in gioco se stessi, la convinzione che si possa "fare scuola" in un modo nuovo e diverso, una grande passione per la letteratura, il teatro e la recitazione. E’ in questo contesto, all’interno dei laboratori del "Progetto Giovani per la Scuola" del Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci" di Treviso, che muove i primi passi la Compagnia del Leonardo.
In un ambiente culturale vivace e stimolante, grazie a un metodo di lavoro divertente ma rigoroso, sono stati realizzati di anno in anno nuovi spettacoli, che presto si sono distinti per il loro valore artistico e formativo. Ne sono testimonianza la presenza nel cartellone di importanti rassegne e i riconoscimenti conseguiti in concorsi regionali e nazionali di teatro per la scuola. Ricordiamo, tra gli altri, i festival di teatro-giovani di Concordia Sagittaria (VE), Serra San Quirico (AN), Vicenza e Cesena (FC).
Straordinaria l’esperienza della manifestazione "Aperta Scena – Grandi interpreti e ragazzi insieme sul palcoscenico" (edizioni 1998-2001). Sotto la direzione artistica di Ugo Pagliai, allievi del Liceo sono stati selezionati per partecipare ai laboratori tenuti da attori professionisti dell’Accademia Teatrale "L’Avogaria" di Venezia. Durante le serate finali hanno recitato accanto a grandi attori quali Vittorio Gassman, Pamela Villoresi, Michele Placido, Arnoldo Foà e Gigi Proietti.
Con la guida di Maurizio Damian e Giovanni Handjaras, l’esperienza è proseguita oltre, vedendo di anno in anno confluire nel gruppo ex-studenti che, animati dalla stessa passione e convinti di questo modo di pensare e fare teatro, desideravano continuare l’attività fuori dal contesto liceale. Questo continuo afflusso ha garantito un costante apporto di nuove forze, tutte con alle spalle una solida e comune esperienza di palcoscenico.
Attraversando svariati generi, periodi e autori, la Compagnia si è misurata da allora con molti e impegnativi allestimenti. Tra gli altri: Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello (1994), Macbeth di William Shakespeare (1995), Le voci di dentro e Bene mio e core mio di Eduardo De Filippo (1996 e 1997), La locandiera (1999) di Carlo Goldoni, L’amore di Don Perlimplin con Belisa di Federico Garcia Lorca (2000), Un tram chiamato Desiderio di Tennessee Williams (2000).
E ancora: La patente di Luigi Pirandello, Mariti e mogli di Woody Allen, Finale di partita di Samuel Beckett, L’amante di Harold Pinter, Il malinteso di Albert Camus, Escuriale di Michel de Ghelderode, Il mandato di Nilolaj Robertovic Erdman, Parlamento di Angelo Beolco detto il Ruzante.

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