La pentola d’oro (Aulularia)

Il denaro dà la felicità?

Pubblicato il: 19 Febbraio 2014

La pentola d’oro (Aulularia)
Il denaro dà la felicità? Il vecchio Euclione, avaro e misantropo, trova nella sua abitazione una pentola colma d’oro e da quel momento è terrorizzato. L’ossessione dell’avarizia è l’occasione per indagare le risibili debolezze dell’uomo. Ma, alla fine, anche il caos si ricomporrà

22 febbraio 2014, ore 21
La pentola d’oro (Aulularia) di Plauto
Compagnia teatrale i Guitti (Travagliato, Bs)
Sirmione, Palazzo dei Congressi. Ingresso € 5,00
Serata di Gala con premiazioni

Pigmalione
Il denaro dà la felicità? Il vecchio Euclione, avaro e misantropo, trova nella sua abitazione una pentola colma d’oro e da quel momento è terrorizzato. L’ossessione dell’avarizia è l’occasione per indagare le risibili debolezze dell’uomo. Ma, alla fine, anche il caos si ricomporrà.

È la commedia più famosa del grande commediografo latino, indiscusso capolavoro del teatro classico, tra i più imitati nel corso dei secoli. Protagonista è il vecchio Euclione, avaro e misantropo, che, scavando nella sua abitazione, rinviene una pentola colma d’oro, e da quel momento è terrorizzato che gli venga rubata; per scongiurare tale pericolo, egli «si logora la salute e il cervello», sospettando dei servi e di chiunque si avvicini alla sua casa.  Quando l’attempato vicino Megadoro si dimostra disposto a sposare la giovane figlia di Euclione (Fedria) anche senza dote, l’avaro accetta, ma comincia presto a sospettare che la richiesta di matrimonio abbia per fine il progetto di sottrargli la pentola. Mentre i cuochi inviati dal futuro sposo, e impegnati nei preparativi per le nozze, entrano ed escono dalla sua porta carichi di vivande, diventano per lui ladri potenziali, i cui movimenti gli sembrano furtivi e scaltri. Fra accessi d’ira e di sconforto, egli decide allora di spostare la pentola e di seppellirla nel santuario della Buona Fede. La serva Stàfila fa sapere, nel frattempo, che queste nozze sono assai difficili da farsi, poiché Fedria è incinta del giovane Liconide, nipote dello stesso Megadoro: confessando allo zio di aver giaciuto con la ragazza, ottenebrato dai fumi dell’alcol, Liconide ottiene che egli rinunci al matrimonio: Liconide stesso è intenzionato a chiedere la mano di Fedria. Strobilo, un servo di Liconide, che aveva visto Euclione sotterrare il tesoro, decide di rubarlo e il vecchio avaro allora esplode in una comicissima disperazione: tutto il mondo è ladro! L’ossessione dell’avarizia è l’occasione, per Plauto, d’indagare le risibili debolezze degli esseri umani. Ma, alla fine, il caos si ricompone, e anche Euclione s’accorge che il denaro, da solo, non fa la felicità.

Compagnia teatrale I Guitti (Travagliato, Bs)
Dal 1888 La famiglia d'arte Micheletti, più di cento anni di eredità trasmessa

Il nucleo della Compagnia è formato da una "famiglia d'arte" del Teatro girovago italiano: Micheletti-Zampieri, una delle pochissime superstiti, che è in arte dall'Ottocento, da quando cioè, nel 1888, inizia la "dinastia comica" Giuseppe Zampieri, consolidata poi da Pietro Luigi Micheletti e Lina Zampieri, genitori dell'attuale capocomico: Adolfo Micheletti, il quale deve quindi al nonno le sue origini teatrali. I Guitti, dunque, che hanno vissuto tanto teatro e di quello più sofferto, quello delle troupes itineranti che, nei loro teatri viaggianti, i Carri di Tespi, hanno toccato le più sperdute sponde della nostra Penisola; quelle che Renato Simoni ricordava lavorare: "in quel tramestio, tra quella polvere, nell'incerta sorte, tra la penuria e l'iperbole, tra gente nutrita di aspro cibo e dolci applausi". Sopravvivono alle miserie, alle rovine dei due conflitti mondiali, all'abbandono della provincia; recitano I figli di nessuno e La morte civile accanto a D'Annunzio e Victor Hugo; hanno cinquanta, sessanta "lavori di repertorio", che danno, sera per sera, in ogni piazza. Moltissimi di questi comici, che hanno rappresentato una delle più chiare forme di vita della nostra cultura popolare, finiscono questo antico vagabondaggio, iniziato nella seconda metà dell'Ottocento, intorno agli anni Sessanta. La Compagnia teatrale I Guitti, rifondata nel 1975 da Adolfo Micheletti e Nadia Buizza col proposito di recuperare l'antica tradizione "guitta" alla luce della nuova temperie sperimentale degli anni '70, nel corso del tempo ha proposto una peculiare reinterpretazione dei classici. Ad Adolfo, direttore della Compagnia e capocomico, si sono affiancati negli anni anche il fratello Luciano, la madre Lina Zampieri, gli zii Luciana e Aldo Zampieri e, infine, i figli Marco, Stefano e Luca Micheletti. In più di trent'anni, la Compagnia teatrale I Guitti ha debuttato di fronte centinaia di migliaia di spettatori, allestendo uno o più titoli a stagione e mantenendo per di più nel proprio repertorio anche molti spettacoli delle stagioni precedenti, fatto ormai molto raro, se non addirittura unico nel panorama teatrale nazionale… I Guitti il loro posto in palcoscenico lo hanno conquistato.

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