Il gabbiano

Un amore incompiuto e uno sbagliato: Cechov al PalaCreberg il 9 gennaio

Pubblicato il: 21 Dicembre 2015

Il gabbiano
di Anton Pavlovic Cechov
Compagnia al Castello (Foligno, PG)
Rassegna teatrale Sabato a Palazzo, XIII edizione
Sabato 9 gennaio, ore 21, Palazzo dei Congressi
Ingresso 5€

Una casa di campagna dove la vita scorre con i suoi piccoli gesti e i suoi grandi drammi.
Le emozioni, il dolore, l’amore che distrugge, il talento che travolge, la vita e le sue mille sfumature. Sul palcoscenico si alternano emozioni struggenti e la poesia del quotidiano, in un succedersi di eventi e di stati d’animo.

L’insoddisfazione dell’amore incompiuto e il dolore di un amore sbagliato, la follia che affiora solo sussurrata e il peso insopportabile di un destino non voluto.
Questo e molto di più è “Il gabbiano” opera di Anton Pavlovic Cechov, portata in scena dalla compagnia Al Castello di Claudio Pesaresi.
 

Dieci gli attori sul palcoscenico che, diretti dallo stesso Pesaresi, rendono vivo il testo con eleganza e delicatezza.
Dopo i tanti successi ottenuti in tutta Italia con “La Mandragola”, “Il Crogiuolo” e non solo, la compagnia folignate torna con una nuova performance. Forte, dolorosa e incredibilmente vera.
Una messa in scena che è come un pugno allo stomaco per la sua drammatica veridicità. “Già dalla prima lettura de 'Il gabbiano' – spiega Claudio Pesaresi – mi è subito parso evidente che, per Cechov, il teatro non è un episodio saliente ritagliato dalla realtà e trasferito sulla scena, bensì lo svolgersi dell'esistenza quotidiana in cui si inseriscono anche avvenimenti insoliti, ma legati e incorniciati sullo sfondo del quadro intero: non una pagina isolata ma un capitolo inglobato nell'intero svolgimento scenico.
L'azione – prosegue – si sviluppa da un antefatto e quindi si ricompone e si placa nella normalità di tutti i giorni e di tutte le esistenze. Tanto l'episodio insolito quanto la trama descrittiva, in cui questo si inserisce, sono resi in maniera altamente poetica e danno vita ad alcune tra le pagine più belle del teatro moderno. In questa chiave di lettura – conclude Pesaresi – lo svolgersi dell'esistenza quotidiana deve essere reso con assoluta verità per cui gli attori devono “vivere” sulla scena attingendo, dal loro bagaglio emotivo, situazioni analoghe così da raccontare, con le proprie esperienze, la vita del personaggio”.

 

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